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venerdì, 20 maggio 2005
polemiche nostrane 

oggi sul corriere Piperno vs Pincio

(ma l'autore si dimentica di citare D'Orrico quale sponsor di piperno, ancora ieri sul magazine con un inedito).

A parte ciò, stavolta lode a D'Orrico per aver parlato di Niffoi "la leggenda di Redenta Tiria" (Adelphi)

Ricordo ancora stasera al Pacì Paciana (via Grumello 61 c , Bergamo) alle ore 21,30 WU MING "ASCE DI GUERRA"

Contro Piperno la sinistra sceglie Pincio

Sinistra o destra, Tommaso Pincio o Alessandro Piperno. Il gioco dell’estate 2005, sulle pagine culturali dei quotidiani italiani, sembra essere ormai quello di scoprire il romanzo dell’anno, del decennio, del secolo e magari dell’intero millennio. Anche se non è soltanto una questione di letteratura visto che ognuno di questi capolavori annunciati può contare su una pattuglia di sostenitori chiaramente schierati, almeno politicamente. Ed ecco che Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno (Mondadori) diventa così il libro più amato dai giornali della destra. Come starebbero a dimostrare l’entusiastica recensione di Pier Mario Fasanotti sul Giornale (dove Piperno viene trasformato nel romanziere che sarà capace di oscurare finalmente «i soliti italiani minimalisti e piagnoni») o quella di Marina Valensise sul Foglio («una comédie humaine del nostro tempo, un apologo politicamente scorretto» alla maniera della Versione di Barney ). Ma tra gli sponsor dello scrittore romano troviamo anche Giuliano Ferrara.
La scoperta di Piperno è questione relativamente recente (nel frattempo c’è stato il tempo di glorificare Perceber dell’esordiente Leonardo Colombati e di rintuzzare le critiche di Aldo Nove che ha parlato di «romanzo di regime»). Intanto, mentre Con le peggiori intenzioni ha già superato le 130 mila copie, tocca ora ai giornali della sinistra scoprire il proprio «romanzo dell’anno». Già fatto: è La ragazza che non era lei di Tommaso Pincio (Einaudi stile libero). E a testimoniare questa scelta arriva in questi giorni l’«uno-due» realizzato da Gabriele Pedullà su il Riformista di mercoledì e da Emanuele Trevi su il manifesto di ieri. Entrambi dedicati alla celebrazione di Pincio e del suo quarto romanzo.
«Ci sono parecchi motivi per assegnare a Pincio un posto di tutto rilievo nel panorama letterario contemporaneo - scrive Pedullà -: a cominciare dal fatto che i suoi romanzi si presentino come delle macchine verbali ostinatamente intraducibili in termini di esperienza vissuta». Basta questo, per il Riformista , a trasformare Pincio «nella stella più lucente della geografia celeste della recente narrativa italiana». Conclude Pedullà (che per confermare la propria teoria cita tra gli altri Escher e Lacan): « La ragazza che non era lei , in termini di poetica e di consapevolezza letteraria, rappresenta un ulteriore passo in avanti dell’autore in quel ripensamento complessivo delle forme romanzesche che Pincio aveva già intrapreso dai tempi di M. e de Lo spazio sfinito ». Un ripensamento che gli permetterebbe addirittura «di superare ogni possibile ripiegamento intimista, la catalogazione normalizzante della letteratura in generi, la stanchezza di quelli che erano gli innovatori di un tempo. Da Sebastiano Vassalli ad Antonio Tabucchi».
Per uno strano gioco del destino, a fare da cornice alla recensione di Pedullà (oltre a Pincio il critico incorona anche Michele Mari) c’è un garbato «colonnino» di Luca Mastrantonio che, raccontando una presentazione di Con le peggiori intenzioni al caffè Parnaso di Roma, prende in giro l’ultima, strana sindrome che avrebbe colpito i recensori di Piperno: quello «a chi la spara più grossa nei paragoni. Da Roth a Celine, da Flaubert a Saint-Beuve a Dostoevskij» (ma si è anche parlato di Tolstoj, Proust, Gadda, Bellow e Moravia) ai quali Mastrantonio aggiunge ironicamente Mishima e i manga giapponesi. Quello del Riformista è comunque un caso particolare visto che, per tornare a Piperno, il giornale è riuscito addirittura a contraddire sé stesso, passando dalla celebrazione di «un giovane Roth italiano» (firmata da Mastrantonio) alla condanna (in forma di editoriale) di «una storia irritante di pipparoli pariolini senza particolari qualità».
Eppure, se dovesse essere davvero soltanto una questione di «grossi nomi» citati a modello, anche il manifesto non scherzerebbe visto, che a proposito di Pincio, Emanuele Trevi (che di Pincio è amico nonché compagno di casa editrice) tira in ballo addirittura Kafka e Burroughs mentre l’eroe della Ragazza c he non era lei (Zxyz, cresciuto in una comunità di hippy tra San Francisco e Amsterdam) viene definito «beckettiano». E quasi a fare da contraltare alle critiche di chi aveva bocciato lo spreco (soprattutto a destra) di superlativi per il romanzo di Piperno, arrivano ora da sinistra le altrettanto roboanti definizioni che Trevi utilizza per Pincio: «una folgorante sezione iniziale»; un autore che è «un vero maestro della gestione narrativa del "male oscuro" con tutto il suo sinistro corteggio di fallimenti e inibizioni»; un romanzo che rappresenta «uno dei rarissimi libri contemporanei che insegna l’arte, preziosa e interminabile, di ridare senso e nuova vita alle parole che amiamo di più». E i lettori? «Non potranno non rimanere ammirati». Parola di Trevi.

 

Postato da: thedude73 a 16:56 | link | commenti (2) |
libri


Commenti
#1   09 Dicembre 2005 - 16:46
 
Sai dirmi chi ha detto che "la letteratura in quanto tale è sempre di destra" ?
anticipatamente grazie. .
poi ti spiego meglio se vuoi..
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente dirittodelsogno

#2   11 Dicembre 2005 - 10:58
 
google mi dice pasolini, via genna.

per me è l'esatto contrario...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente thedude73

Commenti
 

Utente: thedude73



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alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena potete stare a galla. E non è colpa mia se esistono carnefici se esiste l'imbecillità